Psiche e techne

Una delle opere teoriche più imponenti degli ultimi decenni. Un testo filosofico che ha l’ambizione di accompagnarci a varcare la soglia della nuova età della tecnica.

Il libro
Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità che, misurandosi sui soli criteri della funzionalità e dell’efficienza, non esitano a subordinare le esigenze dell’uomo alle esigenze dell’apparato tecnico. Inconsapevoli, ci muoviamo ancora con i tratti tipici dell’uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità: la tecnica funziona. E poiché il suo funzionamento diventa planetario, questo libro si propone di rivedere i concetti di individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si nutriva l’età umanistica e che ora, nell’età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati alle radici.

2012-11-21T10:12:03+00:00 21 novembre 2012|6 Comments

6 Commenti

  1. ortolani giuliano 21 febbraio 2016 al 21:29 - Rispondi

    ho comprato il libro ( Psiche e Tecne ) 15 anni fa; l’ho sempre tenuto ben in vista ripromettendomi di leggerlo appena possibile percè oil tema mi intrigava, oggi sono riuscito , con molta fatica, a leggerlo. Io ha 70 anni e la ia è una formazione assolutamente tecnica: niente o poco so di filosofia e di Kant: ho lavorato con la tecnologia e ne ho visto la sviluppo : mentre cresceva lei spogliava gli operai e i tecnici del loro senso professionale. Ma al di là della mia esperienza, finalmente ho letto il libro e, confesso , ne sono entusiasta: nel libro si anticipano gli orizzonti che oggi si toccano ancor più di allora con mano: l’assoluta mancanza di senso del vivere che procura la tecnica è patologia che viene curata con i succedanei che la stessa tecnologia ci offre. E’ un tema drammaticamente affascinante perchè traccia l’orizzonte della nostra storia. Un paragrafo assolutamente profetico: anche nella politica impera questo orizzonte vuoto e così siamo costretti a scegliere il leader per acclamazione e non per il senso che propone all’elettore ( pag 450). Libro bellissimo da rileggere. grazie e complimenti

  2. bernardino damonti 3 gennaio 2017 al 21:26 - Rispondi

    piu che rispondere riassumo alcune riflessioni sul tema che mi interessa,da non addetto ai lavori.
    La storia della scienza é quella della curiosità e dell’intelligenza umana che procede per ipotesi che possono essere verificate o che almeno rimangono tali in attesa di essere confutate( cioé imparando dall’errore)Sembra un navigare a vista verso l’ignoto.Le scoperte strabilianti suscitano nel profano come lo siamo un po tutti un fascino sempre maggiore da cui l’illusione che la scienza sia onnipotente,la religione dell’era contemporanea soprattutto nella società occidentale.Di pari passo é cresciuta l’importanza di quello che é il suo surrogato:la tecnologia che si é ormai trasformato in un giocattolo oggetto di contemplazione per un numero sempre maggiore di persone.Siamo al punto che l’homo tecnologicus é talmente tecnologico che non si pone il problema se sia ancora lui a decidere o si illude di decidere essendo già schiavo della tecnologia?
    sarebbe una deriva complice anche il vuoto di valori,il modo di vivere piu secondo la modalità dell’avere(consumo ergo sum) e dell’apparire piuttosto che a quella dell’essere.Concordo con l’analisi.Piuttosto che di concetti da rivedere credo che sia però un problema di valori da ritrovare quindi ben più difficile.Siamo al tramonto dell’occidente?

  3. bernardino damonti 4 gennaio 2017 al 13:32 - Rispondi

    vedi mio commento del 3.1.2017 successivo a quello sopra(rimasto monco per un errore9

  4. Graziano 27 luglio 2017 al 6:25 - Rispondi

    La tecnica fa quel che il capitalismo gli dice di fare, salvo trovarsi contro qualche milione di persone, che tutte insieme le ferma nessuno.
    E’ vero che la tecnica persiste e insiste nel proprio sviluppo e ci mancherebbe che non fosse cosi’, ma e’ il solo capitalismo che determina cosa va avanti e cosa si ferma nei cassetti di qualche funzionario: se non fa mercato non interessa nulla.
    Non ho cultura umanistica e nemmeno una laurea, sicuramente la mia vita è “in basso”, abbastanza da vedere quel che succede: stiamo copiando il modello cinese per cui lo stato, con il ministero dell’istruzione, avvia al lavoro persone sempre piu’ giovani. In cina lo fanno sfrontatamente, qui in Europa abbiamo la versione “timida”, almeno per ora.
    Non c’e’ il lavoro ? Ma che baggianata, come si fa a dire una cosa del genere, come si manterrebbe una popolazione di piu’ di cinquanta milioni di persone senza lavoro ? Non si rompono piu’ i rubinetti ? Mangiamo forse di meno ? Le case non invecchiano ?
    La delinquenza e’ sparita ? Le automobili sono eterne ?
    C’e’ tanto di quel lavoro da fare, ma siamo in un regime capitalista e quindi il lavoro c’e’ soltanto gratis o per pochi spiccioli, che se te ne danno di piu’ ( cosa che farebbe bene anche al capitalismo ) poi col tempo riesci a fare anche le cose effimere dei ricchi e si sa che l’invidia e’ il sentimento principe, in un mondo che vive di emulazione.
    La realtà e’ bassa, molto bassa.

    • Andrea 3 gennaio 2018 al 10:07 - Rispondi

      Economia e tecnica oramai dominano il mondo e la morte dell’essere umano per come lo concepivamo è prossima o è già avvenuta.
      Valori, storia, ideologie ed individuo hanno segnato un passato oramai annientato e che si svela in tutta la sua impotenza di fronte alla tecnica, fine ultimo di un mondo (il nostro) che annichilisce le persone e ha come ultimo fine l’autopotenziamento.

      L’uomo che una volta controllava la tecnica è oramai succube di essa. Senza ideali, senza morali, senza storia, senza le virtù che caratterizzavano l’individuo, omologazione, efficienza e produzione diventano il destino dell’umanità.

      In un saggio lungo e denso di informazioni, Umberto Galimberti, grazie ad una lucidità unica, propone la sua visione del mondo e dell’essere umano nell’era della tecnica, lasciando il lettore con interrogativi irrisolti e che probabilmente, proprio per la natura stessa del mondo in cui viviamo, non avranno risposte.

      In un periodo storico nel quale l’umanità è ad un bivio, questo libro regala la consapevolezza di ciò che ci circonda, dandoci (forse) la libertà di scegliere per il nostro futuro.

  5. […] di generare altri algoritmi, altri meccanismi dotati di proprietà simboliche e intuitive?  Il filosofo Umberto Galimberti ci illumina su questo. Nel suo libro Psiche e techne scrive: Il grande capovolgimento è dovuto al fatto che, superato un certo livello, la tecnica cessa di […]

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